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Vagabondoebbro

la mia testa è il mio rifugio – Massimiliano Città

Bontà attiva

Posted By on 1 aprile 2016

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[…] Non però una bontà contemplativa, in fondo abbastanza egoista. E neppure una bontà caritatevole. Forse ricorderà quei versi di Antonio Machado che suonano: “Di ciò che gli uomini chiamano virtù, giustizia e bontà una metà è invidia e l’altra, non è carità”. Per questo penso a quella che si potrebbe definire “bontà attiva”, virtù tanto più difficile perché si manifesta in un periodo storico in cui è palesemente disprezzata, annichilita dal cinismo imperante”. Di sicuro, non è una parola a’ la page. “In effetti non è facile oggi invitare la gente ad essere buona. Ma per quel che mi riguarda, la bontà viene addirittura prima dell’intelligenza, o meglio è la forma più alta dell’intelligenza. E’ una bontà che si manifesta nella pratica quotidiana; che non è animata da nessun pensiero salvifico sull’intera umanità; che si accontenta di far “lavorare” il proprio minuscolo granello di sabbia. Nel tentativo di recuperare una relazione umana che sia effettivamente tale… Se mi dicessero di disporre in ordine di precedenza la carità, la giustizia e la bontà, metterei al primo posto la bontà, al secondo la giustizia e al terzo la carità. Perché la bontà, da sola, già dispensa la giustizia e la carità, perché la giustizia giusta già contiene in sé sufficiente carità. La carità è ciò che resta quando non c’ è bontà né giustizia… Aggiungerei una piccola postilla. Sono sufficientemente vecchio e sufficientemente scettico per rendermi conto che la “bontà attiva”, come io la chiamo, ha ben poche possibilità di trasformarsi in un orizzonte sociale condiviso. Può però diventare la molla individuale del singolo, il miglior contravveleno di cui può dotarsi quell’animale malato che è l’uomo”. (J.Saramago)

Passi

Posted By on 31 marzo 2016

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Scivolano
sulla curva del tempo
e scartano
balzando da scaglie a lame
e nelle iridi del dolore
spengono ogni viaggio.

S’alzano in
in una preghiera assente
e cedono
al peso di un mancato perdono.
E in sogno corrono
senza vento alle spalle
per ricongiungersi ancora
all’ombra di un placido sorriso.

Sono distanze
del mondo
che inciampano
nell’essere vivi.

Un verso

Posted By on 15 marzo 2016

lettere

Un verso
per i giorni alberi spogli
per il tempo
sarto e imbonitore
per fratello, amante e condottiero

un verso che sia dolce
più del fiele che ha nutrito
nell’idea, la scelta e nell’errore
ci sia quel verso
che abbia occhi per incanto
labbra per dormire
e ardore per ricominciare
che sia placido imbrunire
nel saluto della terra
che ricopre e mi consola.

29 Febbraio

Posted By on 29 febbraio 2016

Marmorea

Posted By on 29 febbraio 2016

lettere
S’alza l’alba
e l’ombra scivola
oltre
la pelle levigata
da piogge e lancette
e paure tremanti
mentre lento sale
un canto disperato
e il cuore
scroscia di vita
ma tu rimani
immobile e chiusa
entro i limiti delle dita
ostinate a scolpire
le crepe di luce.

Keep yourself alive

Posted By on 25 aprile 2009

 

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Cover Front

C’è qualcosa di musicale in questa caduta, un’eco che risuona nella notte, eco di passi, singhiozzi nascosti, volontà di fughe.
Nessuno può fuggire da sè stesso spesso ne siamo consapevoli e troppe volte proviamo a farlo comunque.
E ad ogni tentativo fallito viene fuori il malessere, l’inquietudine del vivere.
“Il tempo giusto, certo, ma quale?
Cos’è il tempo di una sonata?
La scansione delle battute forse? Il suo andamento?
E mentre le note scorrono vestendosi di suono, là fuori, fuori dal suono, fuori dalla sonata, cosa accade?
Il tempo scorre come la musica o gli gira intorno?
Non so darti una risposta, come a molte altre domande del resto, sono soltanto un giovane uomo che sta perdendo i pezzi.
Un puzzle mal composto. Forse in queste righe cerco di attirare la tua pietà. Niente di più.”
Keep yourself alive è il racconto della ‘strada’ di Enzo, figlio di tranquilla famiglia siciliana tradizionale, che tronca la sua giovinezza e taglia i ponti con il paesino d’origine per inseguire un sogno di trasgressione. Infatuato di Daniela, conosciuta durante l’estate dei suoi diciannove anni, che lo ha iniziato alla cocaina, il protagonista sale sul primo treno per Milano per raggiungerla.

Privo di punti di riferimento, nonostante l’incontro con un prete che lo riconosce subito come sbandato, e nonostante il generoso slancio del napoletano Damiano, non sa cogliere le opportunità che gli vengono offerte e prosegue il suo percorso verso un degrado senza ritorno. Conosce la miseria dei marciapiedi, le perversioni di un universo di tossici a cui si lega in modo indissolubile, l’illusorietà di un facile successo da Dj che lo immerge per un certo periodo in un delirio di onnipotenza, schiavo della droga e disperatamente perduto alla società “normale”.
A sei anni di distanza dal primo incontro ritrova Daniela, per assistere alla sua tragica fine; e dalla totale solitudine lo salva solo l’affettuosa presenza di una volontaria che lo assiste quando il suo fisico, debilitato dalla tossicodipendenza e aggredito dalla malattia, lo porta ad attendere la fine in un letto d’ospedale. Qui cerca faticosamente di scrivere di sé al fratello minore, per ricongiungersi in extremis, almeno idealmente, ad una famiglia la cui ‘voce’ significativa resta per lui quella del vecchio Gino, figura chiave del suo ricordo e dei suoi affetti, dopo la cui morte è stato solo il silenzio.
È una storia “forte”, provocatoria, scritta in una prosa densa e coinvolgente che si destreggia tra memoria vicina e lontana, tra ambienti, personaggi e situazioni diversi che si richiamano l’un l’altro per associazione di pensiero o per analogie. La tecnica di scrittura è priva di sbavature ed ottiene un effetto-verità; i personaggi sono tratteggiati efficacemente anche con poche battute e/o gesti.

ISBN: 978-88-95861-62-3 – Prezzo: € 13.00 Anno: 2009 Pag: 144 Formato: 15×21

Acquistabile presso tutte le librerie d’Italia a richiesta, direttamente dal sito della LupoEditore e su IBS,
inoltre:
presso Edicolè di Barreca – Corso Umberto, Castelbuono
Bar Libreria Garibaldi – Piazza Cattolica, Palermo
Modusvivendi – Via Quintino Sella, Palermo.

 

recensioni:

Mauro Maraschi su Malicuvata.it

Paperblog.it

Stefano Donno Blog

A…

Posted By on 6 novembre 2011



Alla rugiada che rende leggeri i passi,
mentre il candore del mattino vela lo sguardo,
marinai in balia del tempo,
e strade che scivolano sotto i piedi,
Al vento che stanco si nasconde tra gli alberi
e li gonfia, li sbatte, li piega;
in un amplesso senza piacere
lamenta una solitudine che non ha parole.
All’eco che ripete piano memorie
destinate a morire come cani sull’asfalto,
mentre il sangue lava la strada,
e grida, e grida, e grida
la cagna sul campo che ha perduto l’amore,
e cerca una luna lontana
che non ha neppure il coraggio di farsi vedere,
e chiede, la cagna, al silenzio del bosco
perché a lei e quel destino veloce
ha scelto di correre più del suo amore,
Alla gente che passa e continua il cammino
e non piega il rancore al latrare straziato,
alla gente che in fila andrà a pagare alla cassa,
alla gente che in fila entrerà nella fossa,
Alle lacrime asciutte di chi ha pianto per nulla,
ha tradito per poco e s’è pentito mentendo,
alle lacrime calde di una madre lontana,
al cuore spossato dal troppo fumare,
al viola e il colore che dovrai presto cambiare,
Alla pioggia che gioca e mi fa compagnia
in questa notte di noia, alla melancolia
che sussurra e racconta e mi chiama follia
e a me,
brindo stasera.

22-10-11

Posted By on 25 ottobre 2011



La vita è uno sbaglio di destini. [J.Saramago]

Ogni libro chiede d'esser letto

Posted By on 19 dicembre 2010



Ogni libro chiede d’esser letto,
ogni vita vissuta,
ogni amore consumato,
ogni goccio bevuto per rimpiangere ancora,

la campana che suona e richiama a raccolta,
la cornacchia sul tetto,
e la notte che ascolta il suo triste silenzio in attesa dell’alba.

Così gira la ruota e non serve fermarsi,
perché gira la ruota e non serve piegarsi sulle stanche ginocchia,
vedi casa vicina e la tocchi con mano,
ma ti manca il respiro
e la senti lontano.

Ogni libro chiede d’esser letto
ma non dice parole.
Ogni vita vissuta
ma la gente lo ignora.

Ogni amore consumato
ma vince la paura di mirarsi allo specchio
e invecchiare da soli,
dunque è meglio mentire.

18-02-2012

Posted By on 18 febbraio 2012


 

Mi piace il fragore delle onde,
puntare la linea dell’orizzonte che inseguo a perdifiato,
e ritornare stanco a riva dopo essere stato a largo.
e ascoltare il silenzio della notte, ha di che parlare e non conosce parole,
e seguire con gli occhi la voce del vento che strappa alle foglie storie da raccontare.
Mi piace la luce tremante di una candela ostinata
nel non piegare la fiamma al primo soffio impudente,
e la neve nel silenzio che dice e il candore che tace il rumore di colori sgargianti,
mentre il crepitare del fuoco fa danzare il profumo della zuppa che mi scalderà le ossa

e mi piace l’odore di casa
che ritrovo lontano ogni volta che disfo il bagaglio
e mi piace
tornare alla quiete che ho perduto,
immaginarla leggera,
che scorra come acqua tra le dita
e nelle lacrime sul velluto delle labbra che mi dai.

Venezia

Posted By on 12 gennaio 2016

IMG_20160103_124131L’infinito essere
di un’assenza
si trascina immobile
lungo le lancette
di un pendolo scarico
mentre scroscia
il canale e la voce
di un altro cammino
che ha occhi
da ricordare.

Così ho visto
lastre di marmo e volti
legni ad intarsio
e labbra tremanti
perdersi
nella luce fioca
di un pensiero taciuto.

L'orologiaio

Posted By on 12 gennaio 2016

orologio

Formavamo un trio ben assortito. Mario, Giorgio ed io. Sempre insieme a ricercar cazzate, a farne spesso e spesso a prenderne. Cresciuti insieme, su esili funi barcollanti come è proprio degli adolescenti che esplodono al mondo. Giunti ad altezze differenti con differenti occhi puntati verso direzioni lontane. Eppure bastava poco per convergere. (altro…)

Se…

Posted By on 28 dicembre 2015

lettere

Se
avessi dovuto parlare
per ogni parola piegata
sul ventre dagli altri
o avessi dovuto tacere
nel silenzio di voci insolenti
o se avessi perfino dovuto agire
nel frastuono di isterici vuoti
avrei di certo parlato e detto
taciuto e agito
come copia sfiorita dal fiele
dell’altrui frustrazione

ed invece ho parlato e detto
ho taciuto e agito
per l’incanto profondo di scoprire me stesso
nel riflesso degli occhi e allo specchio
e in quel filo di fumo che anima è ancora
che con braccia tremanti dai ripetuti errori
tra gli squarci di luce dell’alba a venire
custodisco in parole e silenzi e azioni
battezzati ogni giorno da una nuova bellezza.

La mia testa è il mio rifugio – Ebook omaggio

Posted By on 22 dicembre 2015

Cliccando sulla sottostante copertina potrete scaricare la raccolta di poeticherie “La mia testa è il mio rifugio”

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Con occhi di bambino

Posted By on 10 dicembre 2015

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Con occhi di bambino ho visto fuochi ardere sulla pelle di gente che pelle non ha e sigarette accese lasciate fumare sui banconi della spesa, mentre borse vacanti ritornavano strisciando a casa.
Con occhi di bambino ho visto cappi sventolare in nome della libertà e uomini invocare nuovi dei della guerra per una guerra nuova, l’ennesima battaglia che ci liberi dall’invasore opprimente, fino all’arrivo del prossimo.
Amen.

Con occhi di bambino ho visto e forse anche tu come me, ma eri troppo occupato ad inseguire le vesti di una moda puttana, indaffarato a preparare l’arrosto per il natale che verrà, abbagliato dall’omelia, accecato dall’idea di una razza migliore santa nella battaglia, fedele nel tradimento.
Amen.

Con occhi di bambino ho visto e forse anche tu come me.

Con passi di bambino ho attraversato boschi senza verde e strade senz’asfalto, strade minori, strade d’una cultura altra da me, lontana, diversa, e ho avuto paura. E la paura m’ha preso lo stomaco, e lo stomaco m’ha stretto le mani e le mani incoscienti impugnando l’ascia del tempo hanno fatto il resto. È per ciò che il mio nome brucia al vento e al mare. Adesso l’ho dimenticato e le mani si stringono a me in un abbraccio solitario.
Dies Irae.

Con occhi di bambino ho saziato la mia sete di sapere su latrine evaporate ai primi raggi di luce e pozzi fondi da perderci il tempo e la testa e il fiato e tutto quello che c’hai da spender senza spiccioli nelle tasche e tutto il resto e senza per questo, per nulla o per cosa che importa, la mia sete è intatta. Chi potrà dissetarmi adesso? La sete, la mia sete. E della vostra cosa resta? Della vostra cosa resta? Qualche lacrima scesa per distrazione. E null’altro. E pioggia tutt’intorno.
Questo rimane ai miei occhi di un anno trascorso, come uno qualunque di mille anni fa, come uno qualunque di un futuro improbabile ma che, infondo, quando meno te l’aspetti, da qualche parte sbucherà fuori.
Settetè.

Stringo la mano di chi mi sta accanto e mi rituffo bambino a cercare qualcosa da poter ricordare, con la voglia di spalancare i miei occhi, che ne valga la pena.
Sempre.

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